
MALATI DI SALUTE
Mantenersi in salute è una cosa complicata?
Ma secondo voi… stare bene, in salute, è una cosa complessa? Ci vuole impegno, sforzo, fatica e disciplina?
Al giorno d’oggi sembra incredibile ma è così… siamo travolti da un eccesso di informazioni (e già qui spesso ci perdiamo…), ma, oltre a ciò, se seguissimo tutte le indicazioni che ci viene detto essere essenziali per rimanere in salute probabilmente dedicheremmo 24 ore al giorno a prenderci cura di noi e non vivremmo. Ma la verità è che prenderci cura di noi è un aspetto della vita, non la vita stessa. Una parte bella, arricchente e anche stimolante, ma non rappresenta certo l’interezza della nostra esistenza. Se decidiamo di prenderci cura di noi probabilmente iniziamo a leggere libri, seguire video, podcast, webinar, conferenze, facciamo visite con terapeuti vari… e ognuno ci dice cosa dobbiamo compiere per rimanere in salute, nel migliore dei casi, o per recuperarla… ma ascoltando prima l’uno e poi l’altro rischiamo di incastrarci sempre più in regole che promettono benessere:
- Almeno 8 ore di sonno a notte
- Digiuno intermittente
- Esercizi di respirazione tutti i giorni
- Meditazione mattina e sera
- Yoga o Qi Gong tutte le mattine
- Doccia fredda tutte le mattine
- Lettura: almeno 20 pagine di libro tutte le sere
- 2 litri di acqua al giorno
- Mindfulness per imparare a vivere il presente
- Rilassamento profondo per diminuire lo stress
- Esposizione al sole di 20 minuti al giorno
- Grounding su terreni naturali
- Corsa tutte le mattine (possibilmente in natura e non sul tapis roulant)
- Trascorrere del tempo con persone care
- Seguire periodi di detox
- Andare in palestra o fare esercizi coi pesi almeno 3 volte a settimana
- Assumere integratori e rimedi vari
- Scrivere il bullet journal tutte le mattine e tutte le sere
- Mangiare vegano, crudista, cheto, macrobiotico ecc. (riguardo a questo argomento vi rimando ad un altro articolo specifico sulle varie diete in circolazione)
- Fare costellazioni familiari per guarire le proprie ferite antiche, fare ipnosi per superare i traumi del passato, fare counseling spirituale per ritrovare la propria anima o fare regressioni alle vite precedenti per dare un perché ai problemi della vita
E volendo potrei continuare…
- Farsi i massaggi con oli vegetali tutte le mattine
- Fare oil pulling tutte le mattine
- Spazzolatura a secco tutte le mattine per la circolazione sanguigna e linfatica
- Gambe in su 10 minuti tutte le sere per la circolazione
- Ginnastica facciale tutti i giorni per mantenere il volto giovane e bello
- Esercizi posturali per migliorare la postura
- Idrocolonterapia per pulire l’intestino
- Lavaggio epatico per depurare il fegato
- Sauna una volta a settimana
Insomma, pro
babilmente se dedicassimo tutto il nostro tempo a mettere in pratica queste regole rischieremmo di impazzire o perlomeno andremmo in burn out, mandando all’aria tutto ciò che abbiamo faticosamente messo in atto proprio per diminuire lo stress e prenderci cura di noi.
Ma l’atto di prenderci cura di noi non dev’essere una ulteriore fonte di ansia altrimenti diventa controproducente e privo di senso.
Quindi…
- Se andare in palestra lo trovo stressante, mi farà bene o mi farà male?
- Se fare la doccia fredda lo vivo come una tortura, mi farà bene o mi farà male?
- Se fare il digiuno intermittente mi rende nervoso e facilmente irritabile, mi farà bene o mi farà male?
- Se seguire un preciso regime alimentare lo vivo come un limite e una restrizione, mi farà bene o mi farà male?
Queste sono domande che è FONDAMENTALE porsi, perché noi stiamo agendo per il nostro benessere, non contro di esso, e parlo di benessere a 360°, non solo di benessere fisico. Come stiamo emotivamente e mentalmente quando applichiamo una determinata regola? Perché se ci sentiamo sereni, felici, completi, allora quel consiglio ci sta guidando verso un miglioramento, ma se ci sentiamo nervosi, irritati, o al contrario tristi e depressi, o ancora notiamo che stiamo cadendo in atteggiamenti ossessivi e in meccanismi di controllo… allora vuol dire che forse stiamo seguendo delle regole scritte che poco si adattano a noi e che ci stanno limitando troppo.
ATTENZIONE: sicuramente un po’ di sforzo e impegno, soprattutto all’inizio, ci deve essere. Non sto dicendo che è subito tutto facile: si tratta pur sempre di compiere un atto di volontà che, anche se di poco, ci fa uscire dalla nostra zona di comfort. Tuttavia, se una nuova abitudine la troviamo eccessivamente dura, è difficile che riusciremo mai a portarla avanti per un lungo periodo e per questo penso che sia corretto introdurre pochi e piccoli cambiamenti alla volta in modo che questi si stabilizzino dentro di noi. Ci sono anche persone che sono molto motivate e con una forte volontà e decidono di fare grandi cambiamenti da un momento all’altro, e va bene così, siamo tutti diversi, ma ho notato che per far sì che determinate abitudini diventino veramente parte della nostra quotidianità deve passare un po’ di tempo e in questo tempo più noi viviamo positivamente ciò che stiamo compiendo più saremo portati a proseguire in quella direzione. Se al contrario lo viviamo come una sofferenza, un obbligo, magari resisteremo finché la nostra vita prosegue più o meno liscia ma alla prima difficoltà rischieremmo di buttare tutto all’aria e di abbandonare ogni cosa.
Qual è il principale ostacolo nel fare cambiamenti?
Le difficoltà spesso nascono da abitudini nocive consolidate nel tempo. Se una persona per anni vive una vita prevalentemente sedentaria è normale che quando deciderà di iniziare a fare sport si sentirà affaticata e subito stanca, e sicuramente penserà: ma chi me lo fa fare! Ma se riuscirà a resistere per un primo periodo riscoprirà pian piano il piacere del movimento e questo diverrà sempre più parte della sua routine. In alcuni casi ci vuole più tempo, in altri meno, ma è sempre così, ve lo posso assicurare. Se invece pensiamo al cibo, per esempio nel caso di una persona che debba ridurre gli zuccheri, è normale che inizialmente si sentirà più nervosa e irritabile, a tratti senza energia, perché il corpo è abituato a ricevere la sua dose massiccia di zuccheri e si è assestato su quella condizione patologica che pian piano va riprogrammata. O ancora se una persona va sempre a dormire tardi non sarà semplice ripristinare una corretta routine del sonno perché ormai il corpo ha trovato il suo equilibrio in quell’abitudine, anche se scorretta. Questo aspetto dell’abitudinarietà è quindi sì un ostacolo nel fare cambiamenti, ma se riusciamo a sfruttarlo a nostro favore potrebbe al contrario rivelarsi un vantaggio. Se pian piano sostituiamo determinate abitudini poco raccomandabili con abitudini migliori, e le perseguiamo nel tempo, riprogrammiamo il nostro corpo ricreando una routine che non remerà contro di noi ma che al contrario ci rafforzerà profondamente.

Volete sapere la verità?
La salute non si ottiene ingabbiandosi in regola e seguendole al millimetro come spesso immaginiamo. Non è una cosa complicata, difficile da raggiungere se non a costo di grandi sacrifici e privazioni. La salute dovrebbe essere una cosa spontanea, dovrebbe fluire con noi e non dovrebbe mai essere una forzatura, una costrizione. Se noi ci sentiamo obbligati a fare qualcosa si creerà sempre un conflitto interno che non ci renderà mai veramente liberi, e senza libertà è difficile sentirsi realmente bene.
Da dove si deve partire?
Ma come sempre da noi stessi! Iniziamo ponendoci queste domande:
- Come sto in questo periodo? Partiamo da come stiamo, a livello fisico, emotivo, mentale… mettiamoci in ascolto dei segnali che riceviamo dal nostro corpo, facciamo attenzione ai pensieri e alle emozioni che ci attraversano…
- Quali sono le mie principali fonti di sofferenza? Ho un dolore fisico da qualche parte? Mi sento stressato, triste, depresso, sconfortato? Mi sento spesso arrabbiato e in ansia? Partendo dalle proprie problematiche possiamo maggiormente capire ciò di cui abbiamo bisogno. Se siamo stressate potremmo avere bisogno di rilassarci con una meditazione guidata o magari di sfogarci con una danza movimentata. Se soffriamo di ansia potremmo aiutarci con degli esercizi di respirazione. Se abbiamo problematiche cutanee potremmo dedicare più tempo ad impacchi naturali e curare l’alimentazione, se abbiamo problematiche posturali sarà meglio dedicarsi ad esercizi di ginnastica posturale, yoga e trattamenti osteopatici… e così via. È ovvio che lì dove c’è il problema dovremmo porre più attenzione e investire maggiori energie.
- Cosa mi viene più semplice compiere per prendermi cura di me? Per qualcuno è più semplice allenarsi, ma guai a chiedergli di modificare un po’ l’alimentazione. Per qualcun altro è essenziale cucinarsi i pasti con cura e attenzione ma se poi gli chiedi di fare un po’ più movimento inventa qualche scusa. C’è chi fa una fatica immensa a meditare e piuttosto ama andare a correre e chi starebbe ore in meditazione ma non andrebbe mai a correre. C’è chi va in palestra e chi preferisce allenarsi a casa. Chi ama lo yoga e chi invece la danza, chi il nuoto e chi il Karatè. Ognuno ha le sue vie preferenziali, e va bene così, ma se sappiamo di essere già tanto concentrati su di un aspetto, proviamo allo stesso tempo ad investire le nostre energie in qualcosa che non ci viene così semplice e spontaneo. Non troveremo mai una vera salute duratura se terremo in considerazione solo una fetta della torta del benessere.
- Cosa mi fa stare bene e sentire bene con me stesso? Al di là della dieta, del movimento, del sonno ecc. ci sono tantissime attività benefiche che ci possono nutrire, rilassare, rafforzare e guarire… ognuno ha la sua o le sue attività predilette e queste possono essere: passare del tempo in natura, dipingere, leggere, scrivere, suonare uno strumento o semplicemente ascoltare musica, prendersi cura delle piante, degli animali, passare del tempo con i propri cari… ma potenzialmente anche lavorare (per chi ama il proprio lavoro) e studiare (per chi è appassionato a ciò che studia).
Punti fondamentali
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Ascoltare il proprio corpo
Non smetterò mai di dirlo, ascoltare il proprio corpo è davvero il fulcro di qualsiasi percorso volto ad un maggior benessere. Applicare regole sterili alla propria vita, senza essere in ascolto dei segnali che il corpo ci manda, è un errore e ci può discostare sempre di più dal contatto con esso e quindi dalla vera salute. È anche vero però che ci sono situazioni particolari in cui il corpo, pur di mantenere la propria omeostasi in condizioni patologiche, induce la persona a seguire determinati atteggiamenti e abitudini che in realtà sono nocive. Pensiamo ad esempio ad un diabetico, che è portato a mangiare sempre più zuccheri, o ad una persona depressa, che passerebbe le giornate sdraiata a letto. In entrambi i casi andare “contro” le sensazioni che il corpo ci manda è decisamente benefico.
Un altro caso che rende molto l’idea è la disbiosi in cui i batteri e i microrganismi intestinali ci inducono a mangiare gli alimenti che vanno ad aumentare la flora batterica patogena o in disequilibrio. Se abbiamo ad esempio una infezione da candida, fungo che si nutre di zuccheri, avremmo costantemente voglia di zuccheri. Pertanto, se ascoltassimo il nostro corpo, non faremmo altro che nutrire il fungo e quindi prolungare l’infezione e non risolvere i sintomi.
Come si fa a capire quindi dove finisce l’ascolto “patologico” e dove inizia l’ascolto “sano”? Bisogna chiedersi come stiamo! Se siamo dipendenti dallo zucchero, soffriamo di problemi digestivi, sentiamo la mente offuscata e ci sentiamo spesso irritabili, sicuramente non stiamo bene e dovremmo cambiare le nostre abitudini, perché è vero che il nostro corpo ci richiede zuccheri ma ci sta mostrando anche un malessere associato al loro consumo. E in questo caso è chiaro che “ascoltare il corpo” non significa assecondare le sue voglie, ma prestare attenzione ai suoi disagi e alle sue grida di dolore, che siano a livello fisico, emotivo o mentale.

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Sperimentare
Questo vale sempre: con l’alimentazione, con il movimento, con qualsiasi attività si voglia intraprendere. Sperimentando impariamo sempre di più ad ascoltare e conoscere il nostro corpo e ad agire di conseguenza in base ai suoi bisogni. Sperimentare può essere una fase iniziale per comprendere quali sono gli alimenti, gli esercizi e le attività migliori per sé in linea generale, ma la cosa migliore è continuare a sperimentare sempre, e se una cosa non ci va adesso magari riprovarla tra un mese, due mesi o un anno. L’atto di sperimentare poi ci rende più liberi, meno intrappolati in regoline da seguire, ci dona un senso di leggerezza e apertura e ci rende più propensi a provare sempre cose nuove senza pregiudizi.

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Flessibilità
Io consiglio sempre di non fissarsi mai in regole prestabilite. Che siano leggi raggiunte dalla scienza moderna attraverso studi ed esperimenti innovativi, o leggi legate ad antiche tradizioni come l’ayurveda e la medicina cinese… è sempre una buona cosa non fissarsi su una regola perché tutto è sempre in continuo mutamento e se una cosa va bene e ci sembra giusta ora, non è detto che domani sia ancora così. C’è un detto che dice: “le regole sono fatte per essere infrante”, e io non posso che essere convinta di ciò. Le regole, anche quelle più sagge, devono rimanere strumenti, non gabbie. Essere liberi di adattare, modificare, persino abbandonare una convinzione quando sentiamo che non è più adatta a noi è il vero segno di una mente viva e in ascolto e si può rivelare un’enorme possibilità di apprendimento ed evoluzione.
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Variare
Variare nell’arco delle settimane e dei mesi, seguendo il ritmo delle stagioni, ci aiuta non solo a rendere più complete le attività che mettiamo in atto per il nostro benessere, ma anche di adeguarci alla natura che muta attorno a noi adattandoci ai suoi cambiamenti. D’inverno è naturale che usciremo meno frequentemente e forse la mattina preferiremo fare yoga o attività in casa, mentre nelle stagioni calde sicuramente preferiremo uscire all’aperto e compiere attività più dinamiche. La medicina cinese direbbe che in estate siamo più Yang, quindi abbiamo un movimento di espansione, vogliamo uscire ed essere attivi, mentre d’inverno siamo più Yin e quindi preferiamo ritirarci, essere più passivi e svolgere attività più tranquille. Al di là dell’ambiente che ci circonda io consiglio di variare ogni giorno, una sera leggiamo un libro, la sera dopo dipingiamo, una sera facciamo stretching, la sera successiva scriviamo… e così via. Visto che sono tantissime le cose che ci possono fare bene, tanto vale provarle tutte cambiando ogni giorno in base a ciò di cui sentiamo il bisogno. Mi sveglio un po’ stanca? Mi faccio una doccia fredda per risvegliarmi. Mi sveglio in ansia per gli impegni che ho quel giorno? Faccio 15 minuti di meditazione per ricentrarmi e trovare un po’ di calma. Mi sveglio sentendomi il corpo rigido e bloccato? Faccio yoga o danza per sciogliere i muscoli e le articolazioni. E così per qualsiasi cosa…ma, naturalmente, senza esagerare! Perché è senz’altro utile, soprattutto per qualcuno, l’aspetto di “routine quotidiana” e sarebbe il colmo trovarsi sempre indecisi per l’imbarazzo della scelta.
I due punti più importanti: VOLONTA’ e AMORE
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Allenare la volontà
Questo è un punto che alcune persone trascurano totalmente e altre considerano troppo arrivando a sfidarsi continuamente pur di mettere alla prova la propria volontà. Come sempre ci va un equilibrio: non troppo, ma neanche troppo poco. Come si allena la volontà? A livello teorico è abbastanza semplice: trovi faticosa una determinata cosa? Non hai voglia di farla? Ti sembra troppo lunga, complessa, stancante? Ok, allora è il momento di mettere alla prova la tua volontà e di provare e fare quella determinata cosa. Avete presente tutte quelle volte in cui vi dite: non ho voglia di fare quella cosa, magari la faccio domani, ora non ce la faccio… se provate ad ascoltarvi per qualche giorno vi renderete conto che questo accade spessissimo. Andare contro queste voci che tendono a farci rimanere comodi e inattivi è il modo migliore per allenare la volontà. Il secondo modo per allenare la volontà è porsi degli obiettivi, che non devono essere enormi e troppo distanti dal nostro momento presente altrimenti ci sembreranno impossibili e inattuabili. Parlo di obiettivi relativamente semplici, alla nostra portata, che ci stimolino a migliorare ma senza portarci l’angoscia di non esserne in grado. Ora, anche qui, con criterio. Se non stiamo bene e ci siamo messi l’obiettivo di andare a correre tutti i giorni non dobbiamo andarci. Piuttosto facciamo due passi tranquilli per respirare un po’, e per quel giorno va bene così. Allenare la volontà prescinde sempre e comunque dall’ascolto del proprio corpo, sono entrambi importanti e vanno tenuti in considerazione in egual misura (ovviamente senza autoingannarsi e prendendersi in giro).
La volontà è pertanto fondamentale, ma senza l’amore porta solo ad una condizione di salute fittizia, apparente, vuota e sterile. Spesso la sola volontà, non accompagnata da un movimento di amore, rende il prendersi cura di sé una vera e propria guerra verso i propri istinti, il proprio sentire, le proprie debolezze e difficoltà che invece andrebbero ascoltate con comprensione. Rischia solo di diventare una sfida con se stessi, dove ci si mette alla prova con una disciplina sempre più rigida e ferrea. Con lo scopo poi di che cosa? Di vivere bene? No, perché non lo si sta facendo. Forse di vivere bene in futuro? Ma quando arriverà questo futuro in cui finalmente ci si sentirà al top e si potrà finalmente vivere bene? Prendersi cura… lo dice la parola: non è sfidarsi ad un duello, ma portare la nostra attenzione amorevole su noi stessi ed il nostro benessere.
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Compiere ogni passo con amore e accettazione di sé
Dante ci parla dell’“amor che move il sole e l’altre stelle”. Con questo verso ci fa comprendere quanto l’amore sia il vero motore dell’universo. Senza amore non c’è vita, non c’è crescita ed espansione. Ogni passo che mettiamo in atto nella nostra vita dovrebbe portare amore con sé, e questo soprattutto quando desideriamo prenderci cura di noi. Come possiamo pensare di curarci se partiamo dall’odio di noi stessi? Eppure questo accade tante, tantissime volte:
- Mi alleno perché odio le mie gambe
- Faccio la dieta perché odio la mia pancia
- Mi faccio una maschera al volto perché odio la mia pelle
- Mi sveglio presto perché così rendo di più (odio la mia parte pigra e indolente)
- Faccio meditazione per evolvere e crescere spiritualmente (non accetto la mia parte più materialista)
Odio, odio, odio… quante scelte compiamo partendo da questo sentimento, senza neanche rendercene conto? So benissimo che non è facile fare diversamente quando non si accettano parti di sé, che siano caratteristiche emotive, mentali, fisiche o legate alle abitudini. Tuttavia mi dispiace dirvi che dall’odio e dal rifiuto non potrà mai uscire un cambiamento positivo. Il vostro corpo e il vostro cuore sentono tutto. Non conta mai ciò che si fa ma come lo si fa e l’intento per cui lo si fa. Se mi alleno tutti i giorni ma durante l’allenamento mi critico, mi confronto (con gli altri o con il mio ideale), mi sento inadeguato, provo rabbia verso di me perché non sono abbastanza bravo, perché non sto avendo i miglioramenti che mi ero prefissato, perché il mio corpo non è come lo vorrei… allora il mio corpo come potrà migliorare? Come potrà fare dei passi avanti? Pensate ad un bambino che deve imparare a leggere: se gli viene detto che è un asino, che non sa leggere, che è lento, stupido e incapace… come potrà imparare a leggere? Se al bambino invece gli viene detto che è in gamba, che pian piano migliorerà, che leggere è complesso ma lui ha tutte le capacità e le risorse per imparare a farlo… è molto probabile che riuscirà a leggere bene e in poco tempo.
Siamo sempre troppo critici e troppo pretenziosi con noi stessi, difficilmente ci guardiamo con amore, difficilmente ci parliamo con affetto, difficilmente siamo pazienti, difficilmente ci perdoniamo, ci incoraggiamo… Proviamo a farlo ogni giorno un po’ di più. Sbagliamo qualcosa? Non importa. Siamo sempre meritevoli di amore. Cediamo ad una debolezza? Non importa, ci perdoniamo e andiamo avanti, continuando a provare affetto verso di noi. Anzi forse ancora di più, perché proprio nelle difficoltà e nelle debolezze c’è il nostro lato umano, c’è il nostro bambino ferito che più ha bisogno di cure e attenzioni. Non riusciamo a raggiungere un determinato obiettivo? Va bene lo stesso, noi siamo sempre noi anche se non riusciamo in quell’intento. Il nostro valore non dipende da ciò che compiamo all’esterno. Siamo persone più forti se riusciamo a perdonarci una sconfitta, uscendone a testa alta senza prendercela con noi stessi, rispetto ad averla vinta. La vita non si misura in successi esteriori ma nei cambiamenti che riusciamo a compiere interiormente., nel modo in cui reagiamo “dentro” a ciò che avviene “fuori”, che siano vittorie o sconfitte.
Un esercizio molto utile per allenare l’amore verso di sé è immaginarsi bambini e rivolgersi a se stessi, come un genitore si rivolge al proprio figlio, con parole amorevoli e dolci.
L’amore di sé ovviamente è un tutt’uno con l’amore verso gli altri. Nella misura in cui ci amiamo e accettiamo, amiamo e accettiamo gli altri. Curarsi in modo maniacale amandosi al punto da dimenticarsi del mondo che ci circonda non è vero amore.
Gli errori più comuni
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O tutto o niente
Questo ci frega sempre. O riesco a fare digiuno intermittente oppure non lo faccio mai, o riesco ad allenarmi per almeno 1 ora tre volte a settimana oppure non mi alleno. O riesco a fare la doccia fredda 7 giorni su 7 o non la faccio mai. E le vie di mezzo? E il fare qualcosa quasi sempre? Oppure anche solo ogni tanto? Perché no?
A causa di questa brutta trappola ci limitiamo tantissimo nella vita senza neanche rendercene conto e sprechiamo tantissimo tempo: non abbiamo 1 ora per andare in palestra ma solo 45 minuti? Non va bene, oggi non si va in palestra (anche se un allenamento di 45 minuti è meglio che un allenamento di 0 minuti!).
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Da 0 a 100: la regola dei piccoli step
C’è chi non si allena mai, non fa attenzione a ciò che mangia, beve alcool, fuma, dorme una notte si e l’altra no… e poi di punto in bianco, magari a seguito di una diagnosi non bellissima, o semplicemente per una consapevolezza folgorante, vuole stravolgere la propria vita. Andare a correre tutte le mattine, fare digiuni e docce fredde, mangiare vegano, crudista, alcalino, fare meditazione per 3 ore al giorno… Non c’è nulla di sbagliato in questo ma il corpo ha bisogno dei suoi tempi per riorganizzarsi e se vede stravolgersi ogni cosa in modo eccessivo può risentirne e darci segnali di disagio anche poco piacevoli. Questo perché, nel caso ad esempio che il corpo parta da una condizione di elevato accumulo di tossine, se iniziano ad avviarsi processi di depurazione si possono avere vere e proprie “crisi depurative”. Trovo non solo più equilibrato ma anche più rispettoso nei confronti di se stessi introdurre ogni nuova abitudine a piccoli passi oppure introdurre un’abitudine alla volta anzichè tutte insieme.
Questo pericolo può esserci anche quando ci si concentra unicamente su di una singola abitudine. Non mi sono mai allenato e ho passato i dieci anni precedenti vivendo una vita estremamente sedentaria e ora pretendo di allenarmi 5 giorni a settimana, di fare 1 ora di cardio al giorno più 30 minuti di stretching, lo yoga tutte le mattine e magari nel weekend un paio di camminate in montagna di qualche km con dislivelli notevoli. Ma come può reagire il mio corpo? Riesce a reggere questi ritmi? E per quanto tempo? Potrebbe essere anche più facile avere infortuni non essendo abituati, compromettendo di conseguenza tutto il nostro percorso. Inoltre l’eccessiva fatica, la stanchezza, lo stress che implica allenarsi così tanto da un momento all’altro rischierebbe nel giro di poco di farci abbandonare tutto. È la legge dei buoni propositi del nuovo anno. Se ad inizio anno non dicessimo: da quest’anno vado a correre tutte le mattine, ma dicessimo: da quest’anno vado a correre due mattine la settimana, i risultati nel lungo periodo sarebbero nettamente maggiori, proprio perché non ci siamo imposti un qualcosa di eccessivo e che si discosta troppo dal nostro momento presente. E nulla toglie che dopo un mese, sentendoci bene e avendo consolidato l’abitudine di quei 2 giorni di corsa, questi possano diventare tre, quattro, cinque…
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Perfezionismo
Atteggiamento tipico di quando vogliamo fare le cose in modo perfetto, calcolate al minuto. Allenarsi, mangiare, dormire nel momento migliore per il tempo migliore al fine di raggiungere il risultato migliore. Quindi sveglia alle 5, 20 minuti di meditazione, 20 minuti di journaling, 20 minuti di yoga, 3 minuti doccia fredda, colazione con acqua limone e zenzero o bulletproof coffee o tè macha (in base all’influencer che si segue il quel periodo), 4 ore di lavoro, 30 minuti pranzo super sano, 10 minuti passeggiata post pranzo, 3 ore di lavoro, 1 ora allenamento, 20 minuti sauna, 30 minuti cena, attività rilassanti, 8 ore di sonno…
Il perfezionismo lo riconosciamo perché oltre a volerci far fare tutto in modo perfetto vuole anche farci raggiungere obiettivi salutistici ed estetici il più possibile vicino alla perfezione. Si insegue un ideale che quasi sicuramente non si potrà mai raggiungere, e questo porta solo frustrazione e scoraggiamento. Inoltre se non si riesce a seguire perfettamente ciò che ci si è prefissati a causa di condizioni esterne, contrattempi e problematiche varie che ce lo impediscono, si entra in uno stato di grande sofferenza diventando nervosi e irritabili.
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Ossessione
È facile cadere in atteggiamenti e comportamenti ossessivi quando si comincia ad applicare le regole con un eccesso di controllo e attenzione. La salute non è mai un lavoro di calcolo, non è una questione di precisione millimetrica, sia che si parli di grammature di cibo, di calorie, sia che si parli di quanta acqua si beve, di qual è il nostro battito cardiaco durante l’allenamento, di qual è la nostra frequenza cardiaca a riposo, di quali sono i valori degli esami del sangue, di quali sono i parametri del sonno, eccetera eccetera. Tutto ciò che ho elencato è molto utile per capire le nostre condizioni di salute, ma, dal porvi attenzione in modo equilibrato, al misurare ogni minima variazione, c’è molta differenza. Al di là di ciò che possono dirvi tutti questi numeri sappiate che se imparate sempre di più ad entrare in contatto con il vostro corpo non avrete più necessità di misurazioni e calcoli a cui stare dietro. La “precisione” sarà anzi nettamente maggiore, perché i numeri dicono qualcosa ma non dicono tutto dal momento che descrivono una condizione istantanea, molto ristretta e limitata. Al giorno d’oggi esistono poi numerosi strumenti tecnologici di monitoraggio dei parametri relativi alla nostra salute che possono essere molto utili se usati nel modo corretto, ma che possono rivelarsi anche delle trappole, specialmente negli individui più fragili e predisposti caratterialmente che tendono a cadere in atteggiamenti ossessivi.

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Delegare
Questo è un problema molto comprensibile… non siamo tuttologhi e se abbiamo un problema di salute cerchiamo qualcuno, che sia un medico o un terapeuta di altro genere, che possa “guarirci”. Deleghiamo il nostro benessere e la nostra salute a qualcun altro. Ci deresponsabilizziamo. Non sto dicendo che non si debba cercare aiuto. È normale volerlo ed è giustissimo richiederlo, tuttavia bisogna fare attenzione a non “abbandonarsi” a peso morto nelle braccia di qualcun altro. È fondamentale cercare il più possibile di mantenere un contatto con se stessi, un ascolto dei propri sintomi al di là di ciò che ci viene detto, perché nessuno meglio di noi può sapere cosa sia veramente meglio per la nostra salute.
Allo stesso modo che con un terapeuta al giorno d’oggi c’è anche il rischio di affidarsi ciecamente ad app e strumenti tecnologici che promettono di controllare e gestire la nostra salute con estrema efficacia e precisione. E quindi via di contapassi, app contacalorie, strumenti per il monitoraggio del sonno, della glicemia, della temperatura e dell’infiammazione, dispositivi HRV (per valutare la variabilità della frequenza cardiaca), app di monitoraggio dell’umore… Ma secondo voi abbiamo realmente bisogno di sapere come stiamo da parte di questi dispositivi tecnologici? Non rischiano invece di distaccarci ulteriormente dal nostro sentire? Come ho già scritto nel paragrafo precedente possono rivelarsi anche utili se usati per un breve periodo, ma sempre senza sostituirsi all’ascolto ascolto di sé impedendoci di essere noi stessi i veri padroni del nostro benessere.
Ma attenzione, non c’è solo il rischio di delegare ad un’altra persona la nostra salute. Esiste anche quello di delegare alle cose. Delegare il proprio benessere ad una pillola magica, ad un integratore portentoso, ad una pianta dalle mille virtù… che si tratti di rimedi farmacologici o rimedi naturali, in entrambi i casi non bisogna considerarli la fonte della propria salute. Al giorno d’oggi, a causa anche di strategie di marketing esagerate che giocano sull’effetto miracoloso, esistono numerosissimi prodotti in commercio di cui vengono esaltate le mille virtù. Sembra davvero che possano risolvere qualsiasi problema: riequilibrano il corpo, depurano gli organi, disinfiammano i tessuti, ringiovaniscono le cellule, alcalinizzano il sangue ecc… E quando li si assume ci si sente a posto, siamo sicuri che con questo rimedio non ci ammaleremo più. È sicuramente un pensiero magico e l’effetto placebo, non c’è dubbio, farà il suo lavoro, tuttavia può diventare estremamente limitativo al punto da sentirci così “protetti e al sicuro” da non prenderci più realmente cura di noi stessi. Meno attenzione all’alimentazione, allo stile di vita, al riposo… un po’ come quando integriamo la vitamina D pensando che così siamo a posto e possiamo evitare di esporci al sole. Ma l’esposizione al sole non è SOLO vitamina D. L’esposizione al sole ha tantissimi altri effetti: migliora l’umore, regola i cicli circadiani, stimola il sistema immunitario, bilancia gli ormoni… Non si può paragonare il sole ad una misera pillola di vitamina D!
La vera salute pertanto non arriverà mai da tutto ciò. Possono rappresentare dei supporti ma non sostituiranno mai l’atto di prendersi davvero cura di sé. Saranno come una goccia nell’oceano se non ci metteremo prima di tutto la nostra volontà e il nostro amore. I “remi” della volontà e le “ali” dell’amore, come direbbe Dante.





